18 Ottobre 2025
In Italia accadono ancora troppi incidenti in cantiere, nonostante un quadro normativo a mio avviso articolato, ampio e molto ben approfondito tecnicamente. È il risultato di una carente programmazione della sicurezza in cantiere.
Le riflessioni seguenti si basano sulla mia esperienza lavorativa, che ha riguardato cantieri relativi a manutenzioni straordinarie di importo lavori sotto il milione di euro; cantieri che per le "piccole" dimensioni non sono supportati da un’organizzazione articolata di controllo della programmazione e della sicurezza del lavoro.
Il tipo di intervento edilizio potrebbe far pensare a un piccolo reparto dell'intero mondo delle costruzioni, e a una pericolosità degli interventi decisamente più bassa rispetto a quella presente nei “grandi" cantieri edili. Questo però non è vero: per quanto riguarda le dimensioni del settore, il solo comparto della manutenzione straordinaria residenziale, rappresenta ormai il 40% del valore complessivo degli investimenti nel settore delle costruzioni [1].
Non esistono specifiche statistiche degli infortuni correlate alle dimensioni dell'intervento, ma il fatto che questi cantieri, come prima espresso, non godano di risorse dedicate in modo continuo alla sicurezza dei lavoratori, fanno presupporre che siano più esposti al rischio infortuni, come d'altronde si percepisce dai fatti di cronaca.
Riguardo la sicurezza nei cantiere, l’approfondimento statistico più recente è stato eseguito dall’Inail (Vedi fonte [2] nelle note di chiusura). Da quest’ultimo documento emerge come in edilizia le percentuali di infortuni siano superiori rispetto a tutti gli altri settori economici; in particolare per il settore delle “costruzioni di edifici” l’incidenza degli infortuni (infortuni/n° lavoratori) è del 35% più elevata, mentre la percentuale di casi gravi e mortali è del 39% più alta.
In Italia accadono ancora troppi incidenti in cantiere, \nonostante un quadro normativo a mio avviso articolato, ampio e molto ben approfondito tecnicamente. È il risultato di una carente programmazione della sicurezza in cantiere.
Inail, "infortuni in edilizia", 2022
Di seguito (vedi ancora [2]) la tabella con le cause più frequenti di infortunio.
Molte volte mi è capitato di osservare direttamente situazioni di pericolo, e molte volte rifletto che la situazione è generata da una mancanza di programmazione delle fasi di lavoro, malgrado un formale obbligo documentale da parte dei vari attori interessati. La programmazione generale delle attività normalmente viene svolta dal Coordinatore della Sicurezza prima che il cantiere abbia inizio, sentendo magari anche l'impresa che, invitata dal committente a redigere un’offerta, probabilmente eseguirà i lavori. Il documento prodotto dall'impresa di adeguamento al PSC, il Piano Operativo di Sicurezza (POS), non contiene nessuna attività di programmazione delle fasi di lavoro: queste ultime vengono riprodotte, nella quasi totalità dei casi, con un’operazione “copia e incolla” sulla base di una situazione generica, descritta nel documento di valutazione dei rischi aziendale.
Nel corso poi dei lavori non è raro che si vengano a proporre delle situazioni operative non previste prima dell’inizio del cantiere, non descritte nel POS,, e che raramente siano definite in termini di rischi e procedure operative prima della loro esecuzione in cantiere. Capita spesso che queste situazioni di pericolo si verifichino nel momento di intervento in cantiere di subappaltatori o artigiani (fabbri, serramentisti, etc.).
In definitiva di prassi l'impresa appaltatrice non aggiorna mai né il POS (e formalmente non è tenuta a farlo), né qualsiasi procedura operativa di cantiere.
Durante i lavori il Coordinatore della Sicurezza (CSE), che non ha in capo la gestione operativa del cantiere ma solo una funzione di supervisione, si limita all'effettuazione di visite periodiche di controllo, potendo intervenire, nel caso, su situazioni già in essere.
Di seguito alcune situazioni capitate.
Cantiere pressoché ultimato e ponteggio smontato; il lavoratore interviene a piano terra per la definizione di alcune finiture di facciata, e impiega un piano di lavoro non idoneo, esponendolo a pericolo di caduta.
Lavori di manutenzione in copertura, nessuna protezione del lavoratore.
Lavori di ripristino dei balconi del fabbricato; il ponteggio, installato per i lavori di facciata, è molto lontano dal bordo libero ed il lavoratore non ha nessun apprestamento di sicurezza.
Lavori di demolizione del parapetto; il ponteggio è lontano e il lavoratore con la maglia rossa è esposto a rischio di caduta nel vuoto.
In corso d’opera si decide di ripristinare l’intonaco dell’intradosso della gronda; la ditta mette a disposizione un “piano di lavoro“ decisamente instabile.
Piano di lavoro approssimativo usato per lavorare sul plafone del balcone; il bordo indicato in rosso è esposto al rischio di caduta dall’alto.
Lavori di rifacimento terrazzino; tolte le ringhiere e con ponteggio distante non vi è alcun apprestamento di sicurezza.
Lavori di rifacimento balconi e facciate; il ponteggio è lontano e i lavoratori sono esposti a rischio di caduta dall’alto.
Sostituzione serramenti con rischio caduta dall'alto per il lavoratore.
Manutenzione straordinaria copertura fabbricato; il lavoratore si approssima al bordo senza alcuna protezione.
Lavori finiti, ma si rende necessario l’intervento su alcune finiture: il ponteggio è installato direttamente dall’impresa esecutrice (non viene chiamato un subappaltatore specializzato) in modo approssimativo.
In cantiere, l'attività è gestita dall'impresa affidataria (“General contractor”). Nei cantieri “piccoli” non esiste un'attività di pianificazione concreta delle attività pericolose; non corre l'obbligo per le imprese esecutrici di tenere aggiornato il gantt, il cui onere è legislativamente in capo al CSE. Quest'ultimo funge da supervisore, ed è chiaramente figura esterna all'organigramma dell'impresa che gestisce economicamente e operativamente il cantiere.
Questa mancanza di attività programmatica genera situazioni di pericolo che possono sfociare in infortuni.
Una soluzione potrebbe essere quella di introdurre l'obbligo per l'impresa esecutrice, anche a livello di contratto d'appalto, di redazione della programmazione delle attività con base settimanale, con successivo invio al CSE e al committente. Questo documento dovrebbe avere i seguenti contenuti minimi:
- lavorazioni da eseguirsi nella settimana a venire;
- nominativo lavoratori interni ed esterni interessati;
- tipologia apprestamenti e dpi.
Ritengo che un simile impegno, anche semplicemente tradotto in una mail, sia sostenibile da parte dell'impresa affidataria, ed offre il grande beneficio di "obbligare" la stessa impresa a pensare la sicurezza dei lavoratori, tenendo bene presente la situazione del cantiere in quella determinata fase.
Da notare che nel paragrafo conclusivo “misure preventive e protettive” del documento Inail citato, gli autori auspicavano anch’essi una “Organizzazione del cantiere e delle attività lavorative: è necessario che ciò venga programmato ed attuato con sufficiente anticipo […], prevedendo sia l’organizzazione sul campo delle varie attività sia chi deve fare cosa, giorno per giorno.”
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[1] fonte “Scenari regionali dell’edilizia. Un quadro d’insieme”, ANCE, 31/7/2025
[2] fonte “Infortuni in edilizia: caratteristiche, fattori causali, misure preventive”“Infortuni in edilizia: caratteristiche, fattori causali, misure preventive”. Inail, 1 febbraio 2022
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